Raffaello e i suoi allievi in mostra in Italia – di Cristina T. Chiochia

Una straordinaria stagione di capolavori

Quanta bellezza quest’anno in mostra in Italia. E quanti capolavori fruibili in percorsi emozionali in mostre inedite e dal sapore unico delle cose fatte bene. Ad affiancare le celebrazioni del genio di Leonardo da Vinci nella Sala dei Ducali del Castello Sforzesco di Milano , ecco arrivare in questa coda d’autunno 2019 due bellissime mostre inedite : “Con Nuova e stravagante maniera” a Palazzo Ducale a Mantova, “Raffaello e gli amici di Urbino” alla Galleria Nazionale delle Marche e al Palazzo Ducale di Urbino.

Palazzi Ducali, appunto. Luoghi ideali in cui si sono vissute le straordinarie stagioni artistiche di questi grandi maestri del cinquecento italiano.

Parlare poi proprio dei Ducati- Marchesati di Milano, Mantova ed Urbino a chi non è italiano, non è compito facile. Significa dover descrivere, forse, un sentimento forte che è insito nella storia italiana: “Italia” è sempre esistita, ma gli italiani si sono dovuti fare attraverso la storia. Non si dimentichi infatti l’infausto 1494 che per l’Italia ha significato guerre (le famose guerre d’Italia) e che molti storiografi hanno definito “fine della libertà italiana”, ovvero l’arrivo di stati stranieri (Francia, Spagna, Austria)e del loro strapotere sulla penisola fino alle guerre di Indipendenza di metà ottocento.

Anni significativi per tutti questi Ducati che proprio quest’anno, celebrano con mostre articolate avvenimenti artistici e artisti importanti: Leonardo, Raffaello, Giulio Romano ed altri artisti della loro cerchia di bottega.

Visitare queste due città insomma, in concomitanza di eventi artistici di questo peso, ha un che di straordinario. Permette al turista non italiano di comprendere la storia del Bel Paese attraverso la sua arte ed agli italiani, di celebrare degnamente con dei grandi eventi espositivi la propria storia.

Che “vuol raccontare” aspetti “peculiari e fortemente innovativi della propria produzione artistica di quel secolo.
E così, dal 6 ottobre al 6 Gennaio 2020 ecco Giulio Romano a Mantova, nell’anno in cui la città ha dedicati al grande maestro tutta una serie di iniziative volte a celebrarlo: creazione di vini (ispirata ad una ricetta del cinquecento quando il vino veniva fatto macerare con frutti e spezie) che portano il suo nome, ad alcune stampe per abiti di moda oltre che altre grandi mostre, arriva a Palazzo Ducale la mostra”Con nuova e stravagante maniera” che, come recita il comunicato stampa è ” […] una mostra nata dalla collaborazione tra il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova e il Musée du Louvre di Parigi che intende illustrare la figura di Giulio Romano e la sua “nuova maniera” di fare arte, in particolare nella città gonzaghesca, mettendone in luce le peculiarità e l’aspetto fortemente innovativo. Intesa Sanpaolo, nell’ambito del Progetto Cultura, è partner della mostra.

Il progetto elaborato dal comitato scientifico – composto da Peter Assmann, Laura Angelucci, Paolo Bertelli, Renato Berzaghi, Paolo Carpeggiani, Sylvia Ferino, Augusto Morari, Roberta Serra e Luisa Onesta Tamassia – vede il coinvolgimento del Département des Arts Graphiques del Musée du Louvre che, per la prima volta, concederà in prestito un nucleo di settantadue disegni, che ripercorreranno, in maniera organica e completa, la carriera professionale di Giulio Romano, dagli esordi a Roma, alla lunga e intensa attività a Mantova, evidenziando la molteplicità dei suoi interessi.

Il suo genio poliedrico, infatti, si espresse in forme artistiche e discipline estremamente varie, dall’architettura alla pittura, dagli arazzi all’oreficeria, trovando un comune denominatore nella pratica del disegno, nella quale Giulio eccelse fin dagli anni di formazione nella bottega di Raffaello”.

Appunto. Raffaello. Raffaello e i suoi allievi. Che dal 3 Ottobre al 19 Gennaio 2020 sarà presente invece invece nella bella città di Urbino. Il genio del grande maestro in quella che è una delle città più affascinanti d’Italia e che, benchè da 30 anni non possieda neppure più una stazione ferroviaria (singolare il fatto che sia diventato un punto di ristoro con possibilità di mangiare con tavoli allestiti sui binari…) ha ancora molto di quell’ambiente di “coltura e cultura” che, come recita il comunicato stampa della mostra “Raffaello e gli amici” “[..]gli consentì di diventare quello che è stato”.

Una città cosmopolita ma al tempo stesso raccolta, accessibile per molti, ma non per tutti. Ancora adesso.
Qui Raffaello, come recita il comunicato stampa: “ad Urbino, e nelle Marche, respirò arte fin da subito, nella attivissima bottega del padre Giovanni Santi, innanzitutto. Non meno che dal confronto con gli artisti impegnati alla Corte dei Montefeltro e nel Ducato, artisti che lo avvicinarono ai venti nuovi che sul mutare del secolo, tra Quattro e Cinquecento, rivoluzionarono l’arte in Italia e in Europa”.

Una mostra quindi unica, anche quella di Urbino, organizzata dal Polo Museale delle Marche, diretto da Peter Aufreiter, con la collaborazione del Comune di Urbino e della Regione Marche, ed è curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg.
Entrambe le mostre quindi, dedicata a geni italiani indiscussi della storia dell’arte mondiale, offrono una chance per comprendere il fervore di quegli anni cosi confusi. Dove alle Corti dei potenti, venivano chiamati artisti non solo per rinnovare, in una Italia del primo cinquecento, progetti ed arti figurative.

“Nella nuova dimensione di scuola assunta dal lavoro di Raffaello durante il pontificato di Leone X stanno le premesse per i successivi svolgimenti della pittura moderna nel ducato urbinate, con l’emergere della personalità di Raffaellino del Colle dalla costola di Giulio Romano e soprattutto con il commovente omaggio ai modelli formali e decorativi raffaelleschi tentato da Genga all’indomani della morte di Raffaello ma in piena continuità e contiguità con il suo magistero” dicono appunto le curatrici.

Concludendo, mostre affascinanti per far comprendere a tutti quanto le “lezioni” dei grandi maestri italiani abbiano poi condizionato e permesso ai loro eredi di bottega di raggiungere le Corti di tutta Europa per diventare poi esempi celebri nel mondo. Da vedere.

Cristina T. Chiochia